Il virus tossico “TTIP” di nuovo in auge?

Trattative poco trasparenti tra UE e USA

La società civile dice no al rientro del TTIP dalla finestra

 

Dal 2018 si tratta ufficialmente su dazi doganali dei prodotti industriali e sulle valutazioni di conformità. L'UE sembra pronta a cedere, sull'onda della pressione americana, per un ammorbidimento delle misure di tutela in essere (in Europa). Tale cosa viene smentita, ma a quanto pare, ancora nel corso di questa primavera, l'UE sembra pronta a concludere con gli americani accordi commerciali per l'eliminazione dei dazi doganali per i prodotti industriali e per una collaborazione in merito alle procedure di ammissione di prodotti nei due mercati. Riguardo le vere attività in corso e le intenzioni regna incertezza e nessuna trasparenza. Lontano dall'occhio vigile dell'opinione pubblica gli standard più sensibili dei settori ambientale e della tutela dei consumatori potrebbero essere in grave pericolo. Già in occasione del TTIP – l'accordo di libero scambio del 2017 fra USA e UE, poi (per fortuna) naufragato – vi erano state, a tal riguardo, delle spinte in avanti.

 

La formula magica della cooperazione regolamentare

Già da decenni politici USA e grandi multinazionali conducono attacchi al cd. principio di precauzione di matrice europea, contrapponendosi all'idea di una valutazione del rischio fondata scientificamente, secondo il loro motto: “curare è meglio che prevenire”. Ora si parla invece di “una lunga lista di ostacoli di tipo regolamentare, che un accordo potrebbe eliminare” (così il Commissario UE al commercio, Hogan). Gli americani premono per il riconoscimento dei loro organismi di conformità. Siccome le procedure di ammissione sulle due sponde dell'Atlantico sono molto differenti tra loro, l'eventuale riconoscimento reciproco costituirebbe un serio pericolo per l'Europa. Il principio di precauzione verrebbe in ogni caso indebolito. Gli USA pretendono inoltre che una ampia serie di limitazioni all'importazione per prodotti agricoli come, ad esempio, quelle previste per i prodotti geneticamente modificati, oppure per i residui di pesticidi o per gli ormoni della carne, vengano eliminate. La parola magica è “cooperazione regolamentare”, la quale dovrebbe avere quale suo fine la riduzione dei costi per l'economia e la limitazione delle misure di regolamentazione. In altre parole i legislatori “molesti”, e quindi in definitiva la democrazia e il bene comune, vanno frenati.

 

Richieste della società civile

Recentemente oltre 100 organizzazioni della società civile europea si sono rivolte al Parlamento europeo e ai Parlamenti e Governi dei singoli Stati comunitari (vedasi www.s2bnetwork.org/ttip-backdoor), in quanto i (precedenti) appelli alla Commissione Europea erano rimasti inascoltati. La commissione aveva promesso una forte collaborazione con la società civile, collaborazione che invece non c'è stata. La richiesta di fondo è semplice: “Fate in modo che la Commissione Europea svolga il proprio lavoro in maniera trasparente e conforme alle regole. Non permettete che essa rinunci a importanti standard per l'ambiente e la tutela dei consumatori”. Dette Organizzazioni temono che il TTIP, “uscito dalla porta, possa rientrare dalla finestra”.

 

Commenta così il Direttore (onorario) dell'Associazione di consumatori Robin, Walther Andreaus: “Fondamentalmente gli accordi fra Paesi che vogliono commerciare fra di loro, hanno un senso e dovrebbero in primis, necessariamente riguardare temi di stretta attualità come il benessere internazionale, gli investimenti per la salute, il reddito, il welfare, la protezione dell'ambiente. Ci auguriamo che la Presidente Ursula von der Leyen e la Commissione UE nel suo complesso non decidano di (s)vendere gli standard europei per un affare con Trump”.

03. Apr 2020