Robin chiede uno studio indipendente, l’autonomia elettrica e prezzi regionali regolati per legge

L’idroelettrico altoatesino ha costi di produzione diversi da quelli delle centrali a gas, eppure è spesso il gas a fissare il prezzo di mercato. Robin chiede un bilancio decennale dei maggiori costi e la verifica di un’autonomia elettrica regionale. Una nuova zona di prezzo, da sola, non garantisce alcun sollievo.
Una zona di prezzo tutta altoatesina suona come la risposta ai rincari, ma l’Associazione di consumatori Robin mette in guardia: non si possono alimentare aspettative senza dimostrare risparmi concreti per famiglie e piccole imprese. La nuova zona potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia: cambierebbe la formazione dei prezzi a livello regionale, lasciando però quasi intatti i meccanismi di fondo del mercato elettrico.
Idroelettrico sì, ma prezzi calcolati sul gas?
L’Alto Adige dispone di ingenti risorse idroelettriche eppure i prezzi dell’elettricità non rispecchiano a sufficienza i costi regionali di produzione. Il motivo sta anche nella merit order: quando per coprire la domanda servono le centrali a gas, più costose, è la loro elettricità a poter fissare il prezzo all’ingrosso, anche per l’energia idroelettrica che ha costi correnti molto più bassi.
Certo, anche l’idroelettrico comporta spese di esercizio, manutenzione, investimenti e rete, ma vanno esposte in modo trasparente e messe a confronto con i ricavi.
Per Robin è un fallimento strutturale del mercato: la formazione dei prezzi non assicura che i vantaggi dell’idroelettrico locale arrivino ai consumatori.
La domanda centrale è: quanto hanno pagato in più, negli ultimi dieci anni, le famiglie e le piccole imprese altoatesine perché il prezzo dell’elettricità è stato determinato in larga misura dalla produzione a gas e non dalle reali condizioni di produzione regionali? Questo sovraccosto va calcolato da un soggetto indipendente.
Una nuova zona di prezzo non garantisce bollette più leggere
Una zona altoatesina potrebbe consentire un prezzo di borsa zonale più basso. La merit order, però, resterebbe in sostanza invariata, così come il PUN Index GME e gli attuali meccanismi di mercato. Dal 2025, del resto, gli acquisti sul mercato del giorno prima sono già valorizzati a livello zonale.
Anche un prezzo di borsa regionale più basso non significa automaticamente elettricità più economica per famiglie e piccole imprese: meccanismi di compensazione, contratti di approvvigionamento, oneri di rete e imposte continuano a pesare sulla bolletta finale.
Robin chiede, quindi, di non limitarsi a simulare una nuova zona, ma di valutare soluzioni più ampie, a cominciare dal parere pubblico dei professori Hilpold e Piva, delle università di Innsbruck e Padova, sull’autonomia elettrica con prezzi regionali regolati per legge. La Giunta provinciale deve chiarire quali margini offra lo Statuto di autonomia e come un modello simile si concilierebbe con la normativa europea e statale.
Mercato tutelato: il 58% più caro del riferimento sul libero
Un altro segnale d’allarme arriva dal confronto citato da Robin nel suo ultimo comunicato: dal 1° ottobre 2026 l’elettricità sul mercato tutelato (Maggior Tutela) costa 43,5 centesimi al kWh, contro i 27,5 del valore di riferimento sul mercato libero in Alto Adige, circa il 58% in più.
Per le famiglie vulnerabili la differenza può pesare parecchio. Non è la causa del fallimento strutturale del mercato, ma un ulteriore campanello d’allarme: il sistema elettrico italiano non protegge abbastanza i consumatori dai prezzi alti.
Robin: un mandato chiaro, non uno studio alibi
Lo studio va bandito con gara pubblica e deve fornire risposte concrete. Robin chiede:
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Bilancio decennale: calcolo dei costi aggiuntivi sostenuti da famiglie e piccole imprese altoatesine rispetto a realistici modelli di fornitura regionali
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Piena trasparenza dei costi: pubblicazione dei costi effettivi di produzione idroelettrica, dei ricavi e della ripartizione del valore aggiunto
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Confronto tra alternative concrete: esame di una zona di prezzo propria, di una zona comune con il Trentino e di un’autonomia elettrica regionale con prezzi regolati per legge
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Beneficio dimostrabile per i consumatori: stima dei risparmi possibili per famiglie, piccole imprese e clienti vulnerabili, non solo in borsa, ma sulla bolletta reale
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Affidamento indipendente: gara pubblica fondata su competenza e qualità scientifica. Gli incarichi già ottenuti dall’amministrazione provinciale non devono dare alcun vantaggio automatico; i conflitti d’interesse vanno dichiarati e valutati
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Controllo pubblico: un gruppo di lavoro con associazioni dei consumatori, piccole imprese, mondo scientifico, settore elettrico ed enti pubblici. Metodo, dati e risultati devono essere accessibili a tutti.
Usare l’autonomia, invece di continuare a rassicurare i consumatori
Robin chiede dunque: basta placebo, un’analisi indipendente del fallimento del mercato, il calcolo del sovraccosto degli ultimi dieci anni e un esame serio dell’autonomia elettrica locale. L’Alto Adige deve sfruttare i propri margini di manovra, affinché la sua energia idroelettrica si traduca finalmente in un vantaggio tangibile per famiglie e piccole imprese.