Informazioni e formazione per i consumatori altoatesini

Dal 1° luglio chi tace decide: la nuova norma sul TFR chiede una scelta consapevole

30. Giu 2026

Dal 1° luglio 2026 entra in vigore una riforma di ampia portata sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR) che riguarda direttamente tutti i lavoratori dipendenti del settore privato – esclusi i dipendenti pubblici e i lavoratori domestici.

La Legge di Bilancio 2026 introduce un meccanismo di silenzio-assenso particolarmente stringente: chi non esprime una scelta esplicita entro 60 giorni dall'assunzione vedrà il proprio TFR confluire automaticamente in un fondo pensione complementare, in modo definitivo e irreversibile.

60 giorni, tre strade – una decisione da prendere con cognizione di causa

I neoassunti a partire dal 1° luglio avranno a disposizione soltanto 60 giorni per decidere la destinazione del proprio TFR: il fondo pensione negoziale di categoria previsto dal contratto collettivo applicabile (ovvero il Laborfonds, che in Alto Adige svolge questa funzione in quanto fondo territoriale), una forma pensionistica complementare di propria scelta, oppure – mediante dichiarazione esplicita – il mantenimento del TFR in azienda. Chi lascia trascorrere il termine senza pronunciarsi vedrà il proprio TFR trasferito automaticamente al fondo di categoria (ovvero al Laborfonds). Questa scelta tacita è irrevocabile: non sarà più possibile chiederne il rientro in azienda. Al contrario, chi opta attivamente per il mantenimento in azienda potrà sempre, in un secondo momento, cambiare idea e aderire alla previdenza integrativa.

Coinvolti anche i lavoratori già in forza

La riforma non riguarda solo le nuove assunzioni. Chi è già occupato nel settore privato e non ha mai espresso formalmente la propria preferenza dovrà farlo entro il 31 dicembre 2026. In assenza di una dichiarazione entro tale scadenza, dal 1° gennaio 2027 scatterà il medesimo automatismo: il TFR futuro verrà destinato alla previdenza complementare.

Vantaggi fiscali – ma attenzione alle trappole dei costi

Walther Andreaus, direttore dell’associazione di consumatori Robin, sottolinea un aspetto cruciale: «La previdenza complementare è fiscalmente vantaggiosa: anziché subire una tassazione IRPEF che, a seconda dello scaglione di reddito, può oscillare tra il 15 e il 43 per cento, nel fondo pensione si applica un'aliquota massima del 15 per cento, che scende fino al 9 per cento dopo 35 anni di permanenza. Tuttavia occorre prestare attenzione: chi non aderisce al fondo di categoria (ovvero al Laborfonds), ma sottoscrive autonomamente un fondo aperto o una polizza PIP presso la propria banca, rischia di pagare costi di gestione superiori al 3 per cento annuo – una percentuale che può erodere fino al 30 per cento del capitale finale. Il fondo negoziale di categoria, invece, ha costi che di norma non superano lo 0,5 per cento.»

Va ricordato inoltre che il contributo del datore di lavoro – compreso tra lo 0,55 e il 2,2 per cento della retribuzione lorda – spetta al lavoratore solo se questi aderisce al fondo della propria categoria (ovvero al Laborfonds). Chi sceglie un fondo diverso perde tale diritto, almeno fino all'ottobre 2026, quando entrerà in vigore la piena portabilità del contributo datoriale.

Meno flessibilità in caso di necessità

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la liquidità. Chi versa il TFR in un fondo integrativo rinuncia a una parte della propria flessibilità finanziaria: per l'acquisto della prima casa è previsto un periodo di attesa di otto anni, e in caso di perdita del lavoro il riscatto totale è possibile solo dopo 48 mesi continuativi di disoccupazione. Chi mantiene invece il TFR in azienda lo riceve integralmente al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Robin raccomanda: informarsi prima che scadano i termini

Robin consiglia a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato di informarsi per tempo e di effettuare una scelta ponderata e consapevole, tenuto conto dell'irreversibilità del meccanismo di silenzio-assenso. Chi confluisce nel fondo negoziale di categoria (ovvero nel Laborfonds) si trova generalmente in una posizione favorevole. Chi invece finisce in un fondo privato costoso senza averlo scelto consapevolmente potrebbe pagarne le conseguenze per decenni.

Per orientarsi, il Ministero del Lavoro ha messo a disposizione un portale dedicato: www.lavoro.gov.it/previdenza-complementare