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Basta bugie verdi: dal 27 settembre scatta in tutta Europa il divieto di greenwashing e l'Italia c'è!

18. Giu 2026

Chi scrive su una confezione "clima neutrale", "ecologico" o "100% compostabile" dovrà d'ora in poi essere in grado di dimostrarlo.

 

Con il D.Lgs. 30/2026 l'Italia ha recepito la Direttiva UE 2024/825 nell'ordinamento nazionale. Robin accoglie con favore questo passo, atteso da troppo tempo e chiede che alle parole seguano finalmente i fatti.

Per decenni lo schema è stato sempre lo stesso: un'azienda stampa una foglia verde sulla confezione, aggiunge la scritta "prodotto in modo sostenibile" o "zero impronta di CO₂ e monetizza così la coscienza ambientale dei consumatori. Dimostrare tali affermazioni nel dettaglio, spesso, non era necessario. Con la sensibilità ecologica dei cittadini si guadagna bene e così le imprese si sono dipinte più verdi di quanto fossero in realtà. Dal 27 settembre 2026 questa stagione è destinata a chiudersi. Con la Direttiva (UE) 2024/825, nota anche come "Empowering Consumers for the Green Transition", Bruxelles ha definito un quadro vincolante che gli Stati membri sono tenuti a recepire nel diritto nazionale e l'Italia ha assolto questo compito.

Cosa vale adesso — e cosa non vale più

Le nuove norme sono inequivocabili. Chi utilizza termini come "ecologico", "green", "rispettoso della natura" o "clima neutrale" dovrà essere in grado di dimostrare prestazioni ambientali eccellenti e debitamente certificate. Le dichiarazioni ambientali generiche, prive di una base scientificamente verificabile, costituiranno a partire dall'autunno una pratica commerciale scorretta e, come tali, saranno sanzionabili. È espressamente vietato anche affermare la neutralità climatica basandosi esclusivamente sulla compensazione delle emissioni (il cosiddetto carbon offsetting). Allo stesso modo, le etichette di sostenibilità potranno essere utilizzate solo se fondate su sistemi riconosciuti dalle autorità pubbliche o certificati da organismi indipendenti.

La vigilanza sull'applicazione di queste disposizioni spetta all'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato). L'autorità non è nuova al tema: nel 2025 ha inflitto al colosso del fast fashion Shein una sanzione da 40 milioni di euro, anche per il claim non dimostrato "materiali sostenibili". Dal 27 settembre l'AGCM disporrà di strumenti ancora più incisivi: le multe potranno arrivare fino a 10 milioni di euro oppure al 4% del fatturato annuo.

I numeri che fanno riflettere

Che queste norme fossero urgenti e necessarie lo dicono i dati. Secondo le rilevazioni della Commissione Europea, circa il 53% delle dichiarazioni ambientali in circolazione in Europa è vago, fuorviante o privo di fondamento, il 40% non è sorretto da alcuna evidenza verificabile e quasi la metà di tutti i marchi di sostenibilità presenti sul mercato mostra un livello di verifica debole o inesistente.

In Italia il quadro non è più rassicurante. Secondo la Sustainability Study 2026 di FFIND, il 77% dei consumatori italiani considera poco credibili i messaggi verdi diffusi dalle aziende. La fiducia non si è erosa nel tempo, si è semplicemente esaurita.

Robin chiede: controlli, non fiducia

Robin saluta il recepimento della direttiva come un passo necessario e corretto. L’associazione sottolinea, tuttavia, che le norme di legge producono effetti concreti solo se la loro applicazione è sistematica e rigorosa. L'AGCM dovrà essere messa in condizione, in termini di risorse umane e finanziarie, di vigilare sul mercato in modo proattivo, senza attendere le singole segnalazioni. È indispensabile che la sorveglianza raggiunga anche i mercati regionali: in caso contrario, sarà opportuno valutare l'istituzione di autorità di vigilanza territoriali dedicate.

Chiediamo, inoltre, maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori in merito a quali sistemi di certificazione per le etichette di sostenibilità siano riconosciuti e quali no. Finché questa informazione non sarà facilmente accessibile la direttiva resterà, per chi fa la spesa, una promessa astratta.

Segnaliamo, infine, che la più specifica "Green Claims Directive" europea, che avrebbe introdotto requisiti ancora più stringenti per la verifica preventiva delle dichiarazioni ambientali, è stata congelata nel giugno 2025 sotto la pressione delle lobby industriali. Questo passo indietro indebolisce sensibilmente il quadro giuridico europeo. Robin chiede alla Commissione europea di riprendere quel percorso e portarlo a termine.
 

Fonti: D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30 (Gazzetta Ufficiale n. 56 del 9 marzo 2026) · Direttiva (UE) 2024/825 · FFIND Sustainability Study 2026 · Commissione Europea, dati sulle dichiarazioni ambientali