Nessun nuovo bacino a prescindere: prima un piano vincolante per la gestione dell’acqua, poi gli investimenti

Questa estate si susseguono gli allarmi meteorologici e che siano sempre giustificati o meno è oggetto di discussione. Siccità, scarsità d’acqua e temperature elevate hanno sempre più rilevanza nel dibattito pubblico. Anche in Alto Adige l’emergenza idrica è recentemente diventata un tema politico, accentuando la competizione per la risorda idrica. Tuttavia, quanto sono attendibili alcuni dei dati che circolano attualmente? E cosa dimostrano realmente sulla disponibilità dell’acqua nel lungo periodo?
Il consumo idrico in Alto Adige viene spesso quantificato in diverse centinaia di milioni di metri cubi all’anno. Anche per la capacità di accumulo dei bacini altoatesini vengono indicate grandezze nell’ordine dei 300 milioni di metri cubi. Si tratta di dati interessanti come ordine di grandezza, ma non consentono di affermare automaticamente che l’Alto Adige disponga di riserve idriche accumulate pari a “quasi un anno di consumo”. Manca, infatti, attualmente un bilancio unitario pubblico e verificabile che tenga conto in modo omogeneo di tutti i prelievi, dei rientri nel ciclo idrico, dei livelli degli invasi e delle diverse forme di utilizzo. Proprio per questo l’Alto Adige ha bisogno di un piano vincolante per la gestione dell’acqua.
L’acqua non può essere distribuita in base agli interessi particolari
Lo stesso piano provinciale di utilizzazione delle acque riconosce che i conflitti tra acqua potabile, agricoltura, produzione idroelettrica e altri utilizzi possono aumentare. Con i cambiamenti climatici e la crescente concorrenza tra i diversi usi della risorsa il problema è destinato ad aggravarsi. Per l’associazione di consumatori Robin è, quindi, chiaro: l’acqua è un bene comune e deve essere gestita in modo trasparente, verificabile e orientato all’interesse collettivo. Ciò richiede una rilevazione completa dei prelievi e delle perdite d’acqua. Infatti, ciò che non viene misurato non può essere gestito efficacemente. Agricoltura, industria, turismo e servizio idrico pubblico devono rilevare in modo trasparente i propri consumi e utilizzarli in modo efficiente. Allo stesso tempo devono essere garantiti il fabbisogno essenziale e gli utilizzi particolarmente sensibili. La normativa nazionale sulla gestione delle risorse idriche segue espressamente un approccio integrato: i diversi utilizzi, la tutela quantitativa e qualitativa della risorsa e gli effetti dei cambiamenti climatici devono essere considerati congiuntamente. Particolare tutela è riconosciuta all’approvvigionamento idrico per uso civile.
Acqua ed energia elettrica in Alto Adige sono strettamente legate In Alto Adige
L’acqua non è soltanto acqua potabile e una risorsa fondamentale per gli ecosistemi, l’agricoltura e il turismo, ma rappresenta anche la materia prima centrale della produzione idroelettrica. La questione dell’acqua diventa, quindi, direttamente una questione energetica. Chi parla di autonomia energetica deve necessariamente chiedersi anche a chi appartiene l’acqua, chi decide come e per quali finalità venga utilizzata e quale beneficio ne ricavi la popolazione. È proprio su questo punto che si inserisce la richiesta di Robin di istituire un’autorità di regolazione autonoma per l’Alto Adige. Essa dovrebbe considerare congiuntamente acqua ed energia elettrica e, in modo indipendente dagli interessi particolari, definire regole riguardanti tariffe, utilizzo delle risorse, investimenti, sicurezza degli approvvigionamenti, efficienza e interesse pubblico.
Un modello esiste già a livello nazionale: ARERA è responsabile sia della regolazione del settore elettrico sia della regolazione e del controllo dei servizi idrici.
Nessun nuovo bacino senza dimostrarne l’interesse pubblico e la convenienza economica
Robin si oppone pertanto alla richiesta di realizzare sempre nuovi bacini di accumulo. Prima di pianificare nuovi grandi progetti e modificare ulteriormente il paesaggio deve essere disponibile un bilancio idrico affidabile. Solo a quel punto si potrà stabilire se ulteriori capacità di accumulo siano realmente necessarie. La priorità deve essere data innanzitutto alle misure che consentono di utilizzare meglio le risorse esistenti: risanamento delle reti idriche e degli impianti di irrigazione che presentano perdite, raccolta e utilizzo dell’acqua piovana, ricarica delle falde, riutilizzo dell’acqua e impiego multiplo di adeguati flussi di acque non potabili.
«La politica provinciale ha bisogno di un arbitro indipendente»
Il direttore di Robin, Walther Andreaus, dichiara: «Le esperienze degli ultimi anni dimostrano che la politica provinciale è sempre meno in grado di risolvere in modo equilibrato e nell’interesse della collettività i conflitti tra energia elettrica, acqua, agricoltura, economia, ambiente e popolazione, che diventano sempre più forti. Per questo abbiamo bisogno di un’autorità di regolazione indipendente per le due risorse strategiche dell’Alto Adige: acqua ed energia elettrica. Solo così gli interessi della popolazione potranno essere adeguatamente tutelati rispetto agli interessi particolari. Inoltre, per ogni utilizzo dell’acqua, bene comune, che vada oltre un ragionevole fabbisogno di base, deve valere il principio della verità dei costi. L’acqua non può più essere concessa, di fatto, praticamente a costo zero.»
Per Robin non si tratta di rinunciare, ma di garantire ordine, trasparenza e responsabilità. L’acqua, in quanto bene comune, deve essere gestita secondo priorità chiare. E poiché in Alto Adige acqua e forza idroelettrica sono strettamente interconnesse, serve una regolazione integrata.
L’Alto Adige non ha, quindi, bisogno di nuovi bacini di cemento, ma di un piano idrico affidabile, di un bilancio idrico trasparente e di un’autorità indipendente di regolazione per acqua ed energia elettrica.